Risotto agli asparagi con scorza di limone

Asparagi2

Pubblico questa ricetta più tardi di quanto avrei voluto, ma essendo senza connessione non ho più la possibilità di navigare h24. E tanto meglio così.

Questi sono i casi in cui capisco di essere una persona davvero resiliente, per ogni cambio di rotta o programma difficilmente mi abbatto: la mia mente si impegna immediatamente a trovare soluzioni alternative. Perché le soluzioni ci sono, sempre.

In attesa di decidere che fare in casa (lunga trafila per avere la linea o salto da quelli del piano di sotto a chiedere di condividere partecipando alle loro spese?), faccio la maggior parte del lavoro off line (inutile dirlo, perdendo moooolto meno tempo) e seleziono bene ciò che voglio fare una volta on line (leggere quell’articolo, rispondere a quella mail, fare quella ricerca) senza vagare senza meta, come spesso succede quando si è connessi sempre.  E’ un esperimento che consiglierei di fare a tutt*: provare ad avere accesso ad internet solo due o tre ore al giorno e ad orari ben determinati. Vi meraviglierete di quanto cambierà la vostra quotidianità e capirete come siamo dipendenti da questo strumento per ogni minima azione o relazione nella nostra vita. Prendere un treno, contattare un amico, guardare una ricetta, cercare un nr di telefono. Provate, per rendervi conto.

Così come con la carne: molto spesso quanto parlo di scelte alimentari con amici o sconosciuti, mi sento dire la stessa cosa “Io di carne comunque ne mangio pochissima”. In realtà non è vero. Nessuno ne mangia pochissima, perché la mangiamo anche quando non pensiamo di mangiarla. Nel pane ad esempio, o nelle pizze o focacce. Guardate gli ingredienti: quasi sempre (almeno qui in Emilia) c’è lo strutto. E nelle zuppe di legumi, raramente manca un pezzetto di pancetta. Per non parlare poi del fatto che per tante persone i salumi non sono carne: potrei raccontarne fior di cene in cui mi veniva proposta una bella parmigiana di melanzane, salvo poi scoprire che in mezzo c’era del prosciutto (“ma solo qualche fetta!”). Provate, giusto perché credo sia importante avere la consapevolezza di ciò che si mangia. E mentre provate, deliziatevi con questo risottino: non c’è bisogno di pancetta o dadini di prosciutto per goderne appieno, ve l’assicuro!:)

Ingredienti:

  • un mazzetto di asparagi
  • cipolla
  • olio evo
  • sale
  • menta fresca
  • limone non trattato
  • riso

Procedimento:

Sciacquare gli asparagi e spezzarli con le mani partendo dalle punte: quando l’asparago farà resistenza e non si spezzerà più significa che quella parte potete buttarla (o usarla per dei brodi vegetali, nel caso). Tritare la cipolla finemente e metterla a rosolare con l’olio in una casseruola. Aggiungere i pezzetti di asparago (tranne le punte, che si aggiungono per ultime). Far rosolare a fiamma bassa e aggiungere il riso, la menta a pezzettini. Aggiungere acqua bollente fino a ricoprire il riso e procedere  aggiungendo acqua bollente a mano a mano che viene assorbita, finché il riso sarà quasi cotto. A quel punto unire le punte degli asparagi e un po’ di scorza di limone grattugiata, meglio se non troppo finemente. Ultimare la cottura e servire. Buon appetito! Se provate a farlo non potete non farmi sapere come è venuto:)

E se provate a fare un periodo di sospensione (da internet o dalla carne, o da entrambi:) ) mi farà piacere se vorrete condividerne risultati e riflessioni in merito!

Quotidianità

Colazione, Pranzo, Cena

Oggi è il 20 di aprile, sono a due terzi del mio mese vegan e devo dire che sto benissimo, mi sto sbizzarrendo in cucina e sono riuscita ad organizzarmi perfettamente nei miei pasti fuori casa: tra addii al nubilato, lauree, compleanni e varie mai mese fu più pieno di cene e pranzi in nei ristoranti più disparati… e non ho ancora finito i festeggiamenti del mese!

Se mai qualcuno dovesse essere curioso o chiedersi cosa mai mangerà una persona che ha escluso carne, pesce, latte e uova dalla sua alimentazione, ho riassunto in questa foto  l’idea dei pasti di una mia giornata tipo: anche se difficile parlare di giornate tipo (dato che mi piace variare fin dalla colazione…), grosso modo i miei pasti sono sempre strutturati in questo modo, con un cereale (grano, riso, orzo, etc)  e verdure che la fanno da padrone in un pasto e legumi e verdure cotte e/o crude in un altro.  Ecco un esempio:

Colazione:

  • Caffè d’orzo
  • fette di pane (home made:) ) con marmellata e tahin (al posto del burro)

Pranzo:

  • Gnocchi conditi con zucchine a pezzetti saltate con aglio e limone

Cena:

  • Lenticchie tirate con sugo di pomodoro
  • Broccoli al vapore conditi con olio evo, sale e pepe
  • Insalata di cavolo, peperoni e radicchio rosso
  • patate e cipolle al forno

L’esperienza di questi giorni in ristoranti vari conferma quanto la nostra cucina sia abituata all’utilizzo di uova, latte, formaggi in tutte le sue forme e sembra che senza questi ingredienti sia impossibile preparare un piatto saporito. Prendiamo ad esempio il pranzo in agriturismo di domenica scorsa. Certamente non deve essere facile per chi propone menù di pasta all’uovo condita con ragù e carne alla griglia fare un piatto vegan, ma avvisati per tempo lo chef aveva trovato una bella idea: delle specie di vermicelli fatti con sola acqua e farina conditi con un pesto di asparagi. Benissimo. Peccato che il risultato sia stato davvero deludente… : non usare burro o formaggio non ti impedisce di usare olio, aglio, cipolla, insomma: di fare un soffritto! Ti ho detto che non mangio alcuni alimenti, non che sono a dieta:) Perché quindi hai dovuto rovinare degli asparagi facendo un pesto che altro non era che asparagi bolliti frullati con pochissimo sale?  un po’ come raccontavo in questo post: vegan non vuole dire “senza gusto”:)

Il prossimo post allora sarà dedicato agli asparagi, a come cucinarli e utilizzarli al meglio , perché  anche se non si è vegan il loro sapore delicato non andrebbe ammazzato con paste all’uovo e quintalate di parmigiano:).

E a voi? Quante volte è capitato di mangiare in un ristorante e pensare “questo so farlo meglio io”?

 

Zuppa di verza e menta

Zuppa di verza e menta

Come scrivevo qui , il mio approccio alla cucina potrebbe essere considerato un antiMasterchef, o un MasterChef dei poveri (o dei savi, a seconda dei punti di vista:) ). Lo dimostra questa ricettina veramente facilissima e con ingredienti semplici e di facile reperibilità. Il ritorno di temperature bassine fa tornare la voglia di qualcosa di caldo, ecco quindi l’occasione buona per una bella zuppa!

Zuppa di verza e menta

Ingredienti

  • 4 o 5 foglie di verza (vanno benissimo quelle più esterne, la zuppa non teme le foglie coriacee, salvatele dal bidone e usatele in cucina… non discriminatele!)
  • mezza cipolla rossa
  • mezza carota (la carota nelle zuppe e minestroni per i miei gusti ha un sapore troppo deciso che tende a sovrastare gli altri sapori, da usare con moderazione)
  • una patata
  • foglie di menta fresca (si trovano nei fossi e in zone ombrose, meglio se lontane da strade trafficate…)
  • uno spicchio d’aglio
  • olio evo per soffriggere
  • acqua
  • sale

Procedimento

Lavare le foglie di verza e tagliarle a listarelle sottili. Affettare la cipolla, anch’essa a fette sottili. Sbucciare lo spicchio d’aglio e tritarlo con le foglioline di menta. Versare olio in una pentola capiente e mettere a rosolare aglio, menta, cipolla e versza. Aggiungere la carota tagliata a pezzettini e la patata, sbucciata e fatta a quadrotti. Salare (e pepare, se gradite) e aggiungere acqua bollente fino a ricoprire le verdure. Lasciar cuocere a fuoco lento fino a quando le patate e i pezzi di verza più grossettini non siano cotti, dovrebbe essere sufficiente una mezz’oretta scarsa.

Buon appetito!

Vegan apple pie e mangiare fuori casa

Apple Pie Vegana

E’ stato un week-end bello e faticoso. Mia sorella si è laureata a Torino venerdì e da una settimana fervevano i preparativi: organizzazione trasferta familiare, prenotazione albergo, incastri organizzativi tra parenti, festeggiamenti, amici.

Tutto è filato liscio e in qualche modo sono state belle anche le estenuanti ore di attesa (tutte le laureande sarebbero state proclamate insieme una volta terminate tutte le discussioni): abbiamo raggiunto mia sorella alle 15, ha discusso la tesi alle 17 e la proclamazione è stata alle 18.30. E’ stato bello però essere tutti lì, anche con le sue compagne di corso, le sue amiche, parenti e amici delle altre laureande: insomma, quando c’è stata la proclamazione si era come in un’immensa famiglia e la felicità era sì per la tua neodottoressa, ma anche per tutte le altre.

Anche l’alimentazione fuori casa non è stata particolarmente problematica, a partire dall’Autogrill in cui ci siamo fermati all’andata, in cui mi ero un tantino scoraggiata visto che tutti i panini e le pizze erano con la mozzarella e l’unica senza mozzarella aveva le acciughe… alla mia richiesta di un panino con sole verdure mi è stato risposto che l’unica verdura che avevano era del pomodoro. Ho perlustrato un po’ l’Autogrill e ho scoperto una zona forno con delle belle schiacciate con lievito madre, acqua, farina, olio e sale. Ero già piuttosto rincuorata e andando verso il banco frigo ho notato dei tramezzini con la confezione colorata di verde (di solito è un buon segnale): tramezzini vegan con tofu e basilico. (Ovviamente era pieno di conservanti vari stile E Centoqualcosa, ma qualche compromesso bisogna pur trovarlo…).

La sera mia sorella aveva prenotato in una trattoria tradizionale: è bastato scorrere il menù, leggere “linguine alle vongole” e poi “uova agli asparagi” e chiedere se era possibile avere delle linguine agli asparagi (dato che entrambi gli ingredienti erano presenti nel menù, si trattava solo di riassemblarli😉. Detto fatto: Linguine agli asparagi

Per la colazione della mattina in albergo mi sono saziata tra frutta, caffè d’orzo e focaccia al pomodoro. (Sì, il carboidrato la stava facendo da padrone). Dopo colazione siamo partiti per tornare a Bologna e la sfida dell’alimentazione fuori casa non era ancora finita: ci aspettava la cena serale coi parenti al ristorante. Ecco, questa devo dire che è stata la più grande delusione: il ristorante lo consociamo da tempo e quando ho chiesto se era possibile avere un risotto ai funghi porcini al posto dei bis degli altri commensali pensavo di andare sul sicuro. E invece no! Nonostante la presentazione molto carina, si trattava di un riso bollito a cui erano stati aggiunti dei funghi. Siamo talmente abituati a riempire i nostri piatti di burro, formaggi etc che crediamo sia impossibile preparare qualcosa di gustoso senza tutti quegli ingredienti. O forse lo sapevamo ma ce lo siamo dimenticati.

Insomma, dopo giornate belle piene di emozioni e farina di grano, quel che mi serviva era una bella domenica in realx: svegliati tardissimo, passeggiatona molto lunga con un sole bello e inaspettato e al ritorno una bella zuppa di fagioli, che adoro (e di cui avevo assolutamente bisogno, dopo giorni di tramezzini, focacce e pasta). Una bella spremuta a fine pasto (la vitamina C aiuta l’assorbimento del ferro quando si mangiano legumi), una partita a scacchi, il buon proposito di andare a vedere uno spettacolo a Bologna alle 18.00. Appoggiarsi un momento sul letto e riaprire gli occhi alle 18.30. Spettacolo saltato, non resta altro che rimettersi un po’ ai fornelli.

Ed eccoci arrivati alla Apple Pie Vegana. Per chi non lo sapesse la apple pie è diversa dalla nostra torta di mele: la versione nostrana è una sorta di pandispagna con all’interno pezzi di mela, mentre quella made in USA presenta due dischi di frolla che avvolgono le mele.

Per chi fosse interessato a provarla, qui la ricetta:

Per la frolla:

  • 400 gr di farina (io ho usato solo farina integrale perchè avevo un pacchetto da finire, ma il sapore è molto molto rustico, consiglierei di fare metà e metà)
  • 100 gr di olio di semi bio
  • 150 gr di acqua fredda
  • 120 gr di zucchero di canna bio (sì, le mie frolle sono poco dolci, se la volete più dolce aumentate la dose di zucchero, ma vedrete che anche una frolla poco dolce si sposa bene con la dolcezza del ripieno)
  • un pizzico di sale
  • scorza di limone

Per il ripieno:

  • 4 mele
  • un pugnetto di uvetta
  • 3 cucchiai di zucchero
  • cannella

Procedimento:

Lavorare la farina con lo zucchero, aggiungere l’olio e il pizzico di sale e lavorare con le mani, fino ad amalgamare bene l’olio e avere una farina “briciolosa”. Aggiungere l’acqua fredda e impastare fino ad ottenere un impasto liscio che non si attacchi alle mani. Se si attacca aggiungere farina. Avvolgere in pellicola di plastica e far riposare in frigo.

Tagliare le mele a fettine e metterle in un recipiente con l’uvetta precedentemente ammollata, lo zucchero e la cannella.

Estrarre la frolla dal frigo e dividerla in due parti. Formare due dischi, adagiare il primo nella tortiera, versarvi sopra il ripieno e chiudere con il secondo disco. Incidere la copertura per permettere al vapore di uscire. Cuocere a 190°C per circa 40-50 min.

Buona appetito!

Pizza vegan fatta in casa e riflessioni sul tempo

Pizza!

Spesso si pensa che prendersi il tempo per fare in casa il proprio cibo sia un lusso che pochi possono permettersi. E così invece dei legumi secchi si usano quelli già cotti, via di quattro salti in padella quando si vuole mangiare qualcosa di sfizioso e le pizze per lo più sono surgelate e attendono pazientemente il loro turno impilate nel freezer.

Certamente per avere una cucina sana e di qualità serve prendersi un po’ di tempo, ma è più che altro tempo organizzativo: una volta che si capisce quanto spazio occupa nella nostra giornata l’ammollo e la cottura dei legumi o la lievitazione di pane e pizza, sarà abbastanza semplice adattarlo alla vita di ognuno, con qualche piccola accortezza.

Prendiamo la pizza di ieri: fino alle 16.30 non sapevo se l’avrei fatta o no, dovevo avere conferma dal mio invitato a cena. La conferma è arrivata proprio alle quattro e mezza, e alle cinque sarei dovuta uscire per andare a yoga… perfetto! Ho sciolto il lievito secco e mescolato le farine bio ( 0 e integrale) e i semi (avevo intenzione di ricavare anche un po’ di pane dallo stesso impasto, alla faccia dell’ottimizzazione:) ), impastato con olio, sale, acqua, coperto l’impasto con uno straccio umido  e messo a lievitare nel forno spento con un tegamino d’acqua e la luce del forno accesa. Erano le 17.45, avevo un quarto d’ora per prepararmi e uscire.

E mentre io a yoga lavoravo sulle anche, l’impasto lavorava anche lui e lievitava tranquillo. Così, al mio ritorno un paio d’ore dopo, in compagnia del mio convitato, non ho dovuto far altro che preparare gli ingredienti intanto che il forno raggiungeva la giusta temperatura, e via!

Risultato ottenuto con meno di un kg di farina (per la pizza vado a occhio…):

Una pizza con pomodoro, aglio e capperi
Una con pomodoro, peperoni e patate
Una con pomodoro, cipolla, peperoni e capperi
… e un filoncino di pane perfetto per le colazioni!

E a voi? Capita ogni tanto di fare la pizza in casa?

Vegan fuori casa e considerazioni sui latticini

Golosità

La domenica è trascorsa tranquilla, una piccola gita fuori programma in un paesino del modenese mi ha permesso di tornare in una gelateria buonissima, con prodotti di qualità, latte bio, zucchero di canna e tanti gusti vegani. Così, mentre i miei due accompagnatori sbranavano alla velocità della luce gelati dai gusti di creme (fanno un mascarpone delizioso:) ), io mi sono gustata con la mia solita lentezza un bella coppetta con cioccolato, fragola e cedro allo zenzero.

Anche la cena è stata soddisfacente: pizza rossa con verdure alla griglia, gnam!
Una delle mie pizze preferite è la marinara, pizza vegan per eccellenza: la mangio molto spesso e devo dire che le volte in cui scelgo pizze con la mozzarella ne sento tutta pesantezza sullo stomaco. Sin da quanto sono piccola sono intollerante ai latticini e non vado pazza per i formaggi freschi. Preferisco quelli stagionati, generalmente accompagnati da qualche composta o da miele. Ma nello stare senza latticini sento una leggerezza che mi fa stare bene.

Qualcuno forse si chiederà che correlazione ci sia tra benessere animale e consumo di latticini, dato che a differenza della carne nessun animale muore per produrre latte… ed è qui che ci si sbaglia, perché se è vero che la mucca non viene uccisa per avere il latte, come invece succede per la carne, questa è la fine che spetta ai vitelli perché, come tutti i mammiferi, anche le mucche non producono latte di default: devono aver partorito. E che fine fanno i loro vitelli? Se maschi dopo qualche tempo finiscono al macello, poiché non rendono nulla ad un allevatore se non con la loro carne, se femmine qualcuna verrà tenuta come mucca per essere nuovamente inserita nel ciclo produttivo di cui sopra, le altre al macello pure loro.

Amo fare scelte consapevoli e la scelta alimentare è una di quelle che mi coinvolgono di più e non solo perché si tratta della mia salute decidere cosa mangiare e cosa no, ma anche perché in una società consumistica basata sull’acquisto, ogni volta che acquistiamo non stiamo solo scegliendo un prodotto, ma favorendo e dando un segnale a chi quel prodotto lo produce. Dai tempi delle superiori mi sono avvicinata al consumo critico, al boicottaggio di alcuni prodotti che avevano politiche produttive aberranti e all’acquisto di prodotti in canali certificati (iniziavano allora i primi negozi equosolidali a Bologna) ed è una dimensione in cui continuo a ritrovarmi molto, con alti e bassi e necessari compromessi. Ad ogni modo credo che l’importante sia che certe cose uno le sappia, poi prenderà le sue decisioni, ma che siamo davvero sue, e non imposte da qualcun altro.

E ora veniamo alla ricetta di oggi:)

Vellutata di finocchi
Avanzi di finocchio (come in foto)
Quattro patate di medie dimensioni
Uno spicchio d’aglio
Acqua
Olio
Sale
(Menta o pepe facoltativi)

Tagliare gli scarti di finocchio a fette sottili, mettere a rosolare in una casseruola olio, aglio e finocchi. Dopo un paio di minuti aggiungere le patate sbucciate e tagliate a pezzetti, sale ed eventuali spezie. Coprire tutto con acqua calda (per averla cremosa e non liquida fate in modo che l’acqua superi appena il contenuto della casseruola). Coprire con coperchio e fate cuocere a fuoco basso fino a quando le patate non saranno morbide. Frullare e servire.

Buon appetito!

 

Consapevolezza

Piatto unico con riso e broccoli, lenticchie speziate e finocchi

L’aperitivo di ieri sera è filato liscio. Chiedendo che portassero qualche stuzzichino vegan ho potuto pasteggiare con crostini ai broccoli, focaccia alle verdure  e pane tostato con salsa di pomodoro e capperi. Già, alle volte, basta chiedere.

Dopo la cena a base di pane e focaccia di ieri sera il riso oggi era quasi d’obbligo… non ne potevo più di pasta e farinacei. Ed ecco il pranzo di oggi:

Riso con broccoli, menta fresca e scorza di limone
Lenticchie speziate
Insalata di finocchi

L’avanzo dei broccoli al vapore si è trasformato in condimento per un riso. La menta esalta il sapore del broccolo addolcendolo un po’ e il limone profuma il tutto donando una nota agrumata che amo molto nei piatti salati.
Le lenticchie sono il mio legume preferito: non mi stancano mai e mi piacciono in tutti i modi. Comodissime perché non necessitano ammollo ed essendo io una fedelissima dei legumi secchi, non è cosa da poco soprattutto quando il pranzo è improvvisato. Queste sono state fatte aggiungendo un mix di spezie allo spicchio d’aglio messo a rosolare nell’olio, prima di versarvi le lenticchie e l’acqua bollente per cuocerle.
Rispetto all’insalata di finocchio, un suggerimento: quando pulite il finocchio per mangiarlo e lo private delle punte e delle erbette, non buttatele via… il perché ve lo mostrerò in una ricetta a breve.

Ne approfitto per condividere un video che mi ha colpita molto, andato in onda poco prima di Pasqua durante le previsioni meteo su La7:

 

Al ritorno dall’ecovillaggio, nelle ore di coda e rallentamenti a fisarmonica, ho visto su FB che qualcuno aveva condiviso la foto di una locandina fuori da un’edicola in cui si diceva che a Pasqua era crollato il consumo di agnelli. Ecco. Questa mi sembra una notizia bellissima, messa in relazione anche al video di prima. Mi piace pensare che sia stato merito anche delle parole di Sottocorna e per me che da anni ho scelto di non avere più la televisione perché i programmi che valgono si contano sulla punta delle dita mentre la spazzatura è ovunque, è bello avere la conferma che lo strumento televisivo è, appunto, uno strumento e come tale l’influenza che ha sulle persone dipende dall’uso che se ne fa. Gioisco di questo raro caso in cui la tv ha contribuito a generare un cambiamento, senza programmi milionari o investimenti a fondo perduto, ma con pochi minuti di parole semplici e pacate.

Si comincia!

Colazione, pranzo e cena vegan

Colazione, pranzo e cena

Non fa in tempo a finire la prima giornata del mio mese vegan che devo già fare i conti con una delle questioni più problematiche: la socialità. A dirla tutta questa è probabilmente l’unica questione problematica dell’essere vegan, per quanto mi riguarda.  Anzi no, l’altra è la scarsezza di alternative quando si mangia fuori casa.

Insomma, domani sera ho un aperitivo di addio al nubilato: tavolo prenotato e arriva la proposta del barista di fare un prezzo fisso che comprenda bere e stuzzichini. Se è difficile stuzzicare nei bar quando si è scelta una alimentazione vegetariana, figurarsi con quella  vegana:) Ma tutto sommato poco male davvero, visto che in queste situazioni ci si abbuffa delle peggio schifezze, non sarà un gran peccato lasciar lì la maggior parte delle cose.

Vi racconto il menù di oggi, con una doverosa premessa: probabilmente questo blog avrebbe anche potuto chiamarsi “cucinare con nulla”, che sintetizza un po’ lo stile della mia cucina. Una sorta di antimasterchef. Facile fare dei piatti succulenti quando avete a disposizione una dispensa fornitissima di tutti i prodotti che potete trovare in commercio. Facile poi renderli gustosi mettendo un po’ di pancetta qua, un kg di burro là, uova come se piovessero… ecco, la mia cucina è tutta l’opposto. Il mio reality ideale sarebbe “SelvaggioChef”: ovvero essere mollata in un bosco, o un campo e dover far mangiare con quel che trovo (e, chiaramente, arrangiarmi ad accendere un fuoco). Amo tantissimo l’alimurigia, mi rende felice in una maniera spropositata conoscere, raccogliere e cucinare le erbe spontanee. Non vi dico che bello è stato passare la Pasqua a passeggiare tra gli ulivi raccogliendo asparagi selvatici per poi cucinarli per un veganissimo pranzo (e lì non si usa nemmeno fare il soffritto con l’olio:) ).

Ma veniamo al menù

Colazione
Colomba pasquale vegana bio (ne ho trovata una in offerta per caso giusto ieri, non potevo lasciarmela sfuggire) e caffè d’orzo

Pranzo
Pasta di farro con spinaci, pomodori secchi, aglio e semi di girasole
Insalata di cavolo cuore di bue e carote

Cena
Frittata vegana detta anche cecina (fatta con farina di ceci e acqua invece che con le uova) con cipolla, menta e uvetta
Broccoli al vapore (e un avanzo di pasta dal pranzo)

Una cosa che ho scoperto negli ultimi anni è che mi piace molto avere il piatto composito, invece che tutte le pietanze separate. Mi annoio molto a mangiare prima una cosa, poi finita passare ad un ‘altra… molto più divertente bocconi con sapori e consistenze diverse che si alternano.

E voi? Siete più da piatto unico o da portate che si susseguono?

PS. dato che le mie ricette mi paiono davvero semplicissime non sto ad ammorbarvi con ingredienti e procedimenti, ma se a qualcun* dovesse interessare qualcosa in particolare chieda e sarò felice di essere più precisa.

I buoni propositi meglio condividerli

mucche e vitello al pascoloE’ passata da poco tempo la mezzanotte, è il primo Aprile e ho deciso: voglio fare un mese vegan. Per tante ragioni.

Perché sono stata cinque giorni in un ecovillaggio che confinava con i terreni di un bovaro e tutti i giorni vedevo pascolare queste mucche bellissime e i loro dolcissimi vitelli e mi si stringeva il cuore a pensare alla fine che faranno.

Perché quando sono stata vegan mi sentivo benissimo, non solo col corpo, ma anche con la mente.

Perché la scelta vegan mi ha fatto esplorare mondi, ricette e sapori nuovi e gustosissimi.

Perché è da molto tempo che penso che vorrei riprovare a fare un periodo vegan, ma poi tra il gelato, il gorgonzola, lo yogurt, il grana, le uova… trovo mille scuse per non ricominciare.

Perché la cucina e il cibo sono una parte fondamentale del mio benessere e voglio dedicare loro l’attenzione che meritano.

Perché ho voglia di sentire cosa mi dirà il mio corpo a proposito, se sarà come è stato qualche anno fa, o se ci sarà qualcosa di diverso.

Perché è primavera è sento insieme desiderio di sbocciare e di pulire, di prendere decisioni ed essere tenace.

E lo condivido con voi, perché i buoni propositi riescono meglio quando condivisi. E anche perchè, chissà, magari a leggere le mie ricette potrebbe venire voglia di sperimentare anche a voi…